Un ponte tra ieri e domani
Progetto fotografico
Di Mario Beltrambini
“Cartoline, metafora di un paese al tempo della modernizzazione”

La cartolina illustrata è da sempre usata (in pratica da quando è stata inventata), per indicare a chi è lontano un quadro complessivo del luogo dove ci si trova, e questa rimane nel tempo come documento di passaggi epocali. Il periodo da me esaminato va dalla fine degli anni ’50 ai primi anni ’60, perché è in quest’intervallo di tempo che cambia qualcosa nell’illustrazione delle cartoline: si abbandona la fotografia storica e, stimolati dallo sviluppo industriale, si tende a mostrare tutto ciò che rappresenta le nuove conquiste della modernizzazione. Si può così vedere la cartolina del distributore di benzina, della stazione delle corriere, della piscina pubblica, del nuovo impianto sportivo, del quartiere coi primi anonimi palazzoni simboli del benessere e della crescita sociale in atto. Nei decenni successivi, consapevoli degli errori-orrori (e dei danni ecologici apportati all’ambiente) si è tornati alla rappresentazione dei monumenti e dei centri storici delle città senza esaltazione, in pratica si è tornati ad una normalità... della rappresentazione.
Da quest’analisi, considerando la mancanza d’immagini (cartoline), che si presentino come l’attuale nuovo “progresso”, prendo spunto per il progetto del mio lavoro fotografico:
Considerando le affinità dei due periodi, in che modo potrei rappresentare oggi con immagini similari, la cultura del presente?
Quali sono i nuovi panorami possibili?
Ho così individuato quelli che credo essere i nuovi territori d’indagine per questa ricerca: i “nonluoghi”di Marc Augé, in cui (tutto è realizzato in funzione della velocità e del consumismo) gli spazi a tempo, i mezzi di transito e di trasporto (autostrade, centri commerciali, mercati ortofrutticoli, self-service, parcheggi automatici, sottopassaggi), le opere di forte impatto ambientale (ponti, cavalcavia, svincoli) e le opere tecnologiche (antenne televisive, ripetitori) che in un certo modo stanno ridefinendo il volto del territorio stesso, il paesaggio, la natura delle relazioni e dei linguaggi.
Sono consapevole che questo terreno è stato ampiamente esplorato, ma quello che credo mi distingua dai lavori di altri sia il concetto e la destinazione del prodotto.

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